Approfondimento: le ragioni del Master

Per tanti anni, dal 1997, abbiamo sviluppato un’attività pionieristica sul BIM nell’Università italiana. Dopo tanto tempo abbiamo visto con grande piacere, affacciarsi su questo tema anche altre realtà: in numero crescente con l’approssimarsi della cogenza stabilita dalla direttiva europea 2014/24/UE e, soprattutto dopo, in concomitanza con la redazione del D.M. 560/2017 del Ministero dei Trasporti e delle Infrastutture. Il desiderio, che avevamo sempre avuto: che anche l’Italia si aprisse ad un metodo in grado di risollevare la filiera delle costruzioni e il Paese, si è avverato; almeno potenzialmente.

Se, dunque, la situazione attuale parrebbe finalmente matura per ottenere i vantaggi del BIM, a tratti parrebbe emergere anche una certa confusione. Probabilmente una difficoltà deriva dalla grande accelerazione che, in poco tempo, ha imposto un tema praticamente sconosciuto all’ampia maggioranza della filiera delle costruzioni italiana. Infatti, dopo venti anni di disinteresse nell’ambito della formazione dal basso, abbiamo ricevuto il contraccolpo di un proveddimento di cogenza improvviso, calato dall’alto. E’ come se, in Italia, ci trovassimo di fronte a nuovi scenari, culturali e tecnici, dove sono cogrnti procedimenti di risposta a domande che, però, non sono mai state poste. Di conseguenza, in pochi anno, tutto è divenuto inevitabilmente e rapidamente BIM, approfittando dell’assenza di una sua conoscenza diffusa nel Paese.
Definizioni a volte originali di BIM; normative autoreferenziate, interessi commerciali, il piatto dei lavori pubblici, hanno travolto la necessità di tempi e metodi per un’acquisizione graduale di consapevolezza e contenuti che non possono essere sostituiti, semplicisticamente, dalle offerte commerciali di rapidi corsi formativi o dai meccanismi delle autocertificazioni, spesso anche a pagamento.

Parrebbe che l’importanza della posta in gioco stia sfuggendo di mano, esattamente come la sua complessità; e questo accade a scapito del sistema Paese che potrebbe, invece, ottenere proprio da un congruente piano programmatico sul BIM, vantaggi tanto radicali da contribuire in modo decisivo a risollevare non solo il settore delle costruzioni ma l’intera economia nazionale.
In questo clima di grande confusione, si stanno affermando forti interessi che rischiano di snaturare l’approccio BIM, ridurlo a un’ulteriore tassa indiretta, trasformarlo in un buisness, etichettarlo come moda generazionale. Se prevarranno queste tendenze, di fatto il BIM, in Italia, non potrà essere veramente compreso e, quindi, risultare veramente effice per ottenere quei vantaggi, all’estero ampiamente documentati da tempo, che realizzano risparmi di risorse, nuova occupazione, opportunità per tutti.

Come siamo arrivati alla nostra attuale situazione? Esiste un curioso fatto, accaduto a monte: la Commisione Ministeriale, chiamata a redarre il DM 560/2017, si è trovata a dover disciplinare non quanto richiesto dal testo (inglese) della Direttiva Europea e cioè il noto “building information electronic modeling”; ma quanto richiesto dalla sua “strana” traduzione italiana e cioè dei fantomatici “metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”. Perchè è stata stravolta così la direttiva europea?
Infatti, mentre il termine BI(electronic)M indica da decenni un ben preciso ambito - come ribadito anche dal Prof. Eastman a Pisa - l’espressione “metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture” indica improvvisamente un imprecisato ambito grazie al quale la cogenza di legge diventa pertinente a tutto e il contrario di tutto; inoltre, questa traduzione del termine BI(electronic)M non solo non è corretta né appropriata, ma risulta del tutto risibile.
Così, arrivata in Italia, la chiara e precisa Direttiva Europea che richiedeva al nostro Paese l’utilizzo del ben identificato BIM e dei suoi documentati vantaggi, è divenuta una direttiva, confusa e astratta, che richiede l’utilizzo di un coacervo di fumosità dagli effetti totalmente sconosciuti.
L’obbligatorietà europea di un oggetto specifico (il BIM) è divenuta in Italia l’obbligatorietà di un qualsiasi prodotto o competenza generici, che rientrano in un orizzonte vastissimo, o che può essere spacciato come BIM, anche a causa della mancanza di conoscenza, nella quasi totalità del settore, di cosa sia il BIM stesso.
Parrebbe che la direttiva europea sia stata delusa e soprattutto che una grande occasione per il nostro settore delle costruzioni sia stata resa inefficace già in partenza.

Nell’obbligatorietà italiana, è rientrato, de facto, praticamente di tutto ma non ... il termine BIM, che non è scritto in alcun testo di legge. Porte aperte, dunque, a qualsiasi interpretazione e proposizione del concetto di BIM; a chi cerca di comprendere oggettivamente l’innovazione e i vantaggi, come a chi veste di obbligo di legge prodotti e competenze spesso estranei al BIM.
Così, più un soggetto, un interesse, una strategia è forte più può “imporre” il proprio BIM a proprio vantaggio.
Per recuperare il necessario equilibrio, dunque, parrebbe opportuno ripensare ad un’azione che sia condivisa e integrata fra mondo della formazione, delle professioni e della produzione; e certamente, tutti possiamo contribuire ad evitare che il Paese perda questa grande occasione che il BIM rappresenta o che essa finisca solo per portare molti tornaconti a pochi soggetti e pochi benefici alla comunità intera.
La sfida, per l’Italia, parrebbe poter essere vinta nella misura in cui fossimo in grado di far emergere una risposta “come sistema”, dimostrando così maturità e consapevolezza per utilizzare il metodo BIM stesso, che offre risultati efficaci solo se ognuno accetta di fare fa la propria parte.

Se, dunque, il BIM è l’occasione di cambiamento di cui tutti parliamo, sappiamo anche che le vere trasformazioni necessitano di tempo e di solidità. Arrivare a maturare vantaggi reali implica un certo impegno e continuità. Per questo nell’accelerazione travolgente di questi ultimi anni, riteniamo che il compito specifico di un Master Universitario, sia quello di ricentrare identità e scopo del BIM, offrire un percorso formativo efficace e concreto, mettere l’utente in condizione di potersi muovere a 360 gradi, in un settore dove è necessario riconoscere i limiti e intuire le prospettive di un metodo che rappresenta, comunque, un punto di non ritorno. Quando il BIM sarà passato come moda e rimarrà invece la sua cogenza, allora sarà ancora più chiara l’importanza di avere e saper riconoscere professionalità adeguate e maturate con metodo. Più che utilizzare il BIM diventerà prevalente saperlo fare dimostrandone i vantaggi misurabili come costi, tempi e qualità del risultato: dati alla mano non a parole.

Per queste ragioni abbiamo deciso di offrire un Master dove modello e processo sono coniugati: perchè questo è il BIM. Per questo il Master costa “solo” 2.300 euro: perchè venti anni di conoscenza del BIM ci permettono di offrire un livello molto elevato di conoscenze senza necessità di essere esosi.
Il Master dell’Università di Pisa è nato dal desiderio di condividere una conoscenza del BIM, stratificata in molti anni anche a livello internazionale, con gli operatori italiani in modo che possano portare i vantaggi del BIM anche nel nostro Paese e così contribuire alla ripresa comune che tutti desideriamo. Il Master grazie alle due edizioni precedenti è oggi un “hub” di rapporti, competenze, professionalità e anche occasioni di lavoro. Una realtà unica composta da organizzazione e allievi, divenuta un riferimento e un servizio a disposizione di tutti. Poichè conosciamo i vantaggi del BIM puntiamo sul suo fattore principale, che non è un software, una norma o un procedimento astratto: ma le persone.